mercoledì 28 marzo 2012

mercoledì 21 marzo 2012

Stimolare la creatività nei ragazzi

Tutti parlano sempre e solo di regole, sembra l'obiettivo primario quando si educa : dare regole e farle rispettare.
Guai a dimenticare un quaderno a casa: nota e convocazione dei genitori, "perchè sa (all'Open Day con ghigno compiaciuto), da noi si impara l'educazione!) sottinteso: non è mica come prima.. alle elementari o come in quella scuola la..."

Come se non capissero che sia segno di una loro (legittima) debolezza. Paradossalmente la disciplina è dei deboli. La disciplina è l'estremo tentativo quando nel perseguire un obiettivo non si riesce altrimenti, allora si ricorre legittimamente ad un rispetto minuzioso delle regole.

Va bene, son d'accordo che sia importante dare un metodo, però, che sia chiaro, che il rispetto delle regole, l'educazione e quant'altro sono solo i mezzi per raggiungere un obiettivo che, francamente , ambisce a qualcosa di più: creare degli Uomini (nell'accezione più estesa, complessa, articolata, frastagliata, e apparentemente fragile che possa sembrare).

Oltre al rispetto delle regole un altro mezzo molto importante per farne degli uomini è stimolare la loro creatività (che meriterebbe altrettanta attenzione negli open day).




In Sei gradi di separazione, il papà all'insegnante "lei ha fatto dei miei figli dei geni, ha saputo prenderli quando la loro creativita era massima, prima che scimmiottassero i disegni dei grandi, come ha fatto? voglio entrare anch'io nella sua classe!"

Interessanti anche queste 95 tesi sulla scuola di Annamaria Testa.

Anche quell'arzillo vecchietto Baden Powel diceva che l'unico vero successo è la felicità e che questa non viene stando seduti, ben composti, per carità..., a aspettarla.

E' questo l'obiettivo degli insegnati? farne uomini (in primis persone e non professionisti) felici?

A questa esigenza risponde bene questa ragazza che parla della HackSchooling e il prof Ken Robinson. 

Uomini felici possono diventare tecnici competenti ma dare la priorità alla competenza piu che alla felicità, al di la di demagogie e qualunquismi, è sbagliato (xme). 

Gli insegnanti sono (dovrebbero essere) un po' come le ostetriche, solo con il privilegio di avere tempi più lunghi.
Ce n'è uno che è un grande, non è l'unico, e ha avuto la fortuna e bravura di salire in alto da dove poter essere ascoltato da molti. Alessandro D'Avenia
Questo suo scritto andrebbe fatto leggere a tanti professori. Purtroppo non la pensano tutti cosi, recentemente a un colloquio in una secondaria superiore (ragazzi adolescenti) la prof ha detto "guardi che a me che suo figlio venga promosso o bocciato non interessa nulla". Questo ha detto a un genitore. Che fare? Compatirla? Denunciarla?

Recentemente ho conosciuto un'insegnante che mi ha subito fatto pensare alla mitica cinesina di Not one less (non uno di meno)


e anche qui:


e per chiudere le parole di Kipling:

Lettera a un figlio

"Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita
e, senza dire una parola, ricominciare;

Se puoi perdere, in un colpo solo, il guadagno di cento partite
senza un gesto e senza un sospiro di rammarico;

Se puoi essere un amante perfetto
senza che l'amore ti renda pazzo;

Se puoi essere forte
senza cessare di essere tenero
e, sentendoti odiato, non odiare
pur lottando e difendendoti;

Se tu sai meditare, osservare e conoscere
senza essere uno scettico o un demolitore,

Sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,

Pensare, senza essere soltanto un pensatore,

Se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,

Se tu sai essere buono e saggio
senza diventare né morale né pedante;

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta
e ricevere i due mentitori, con fronte uguale;

Se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo
quando tutti lo perdono;

Allora, i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria
Saranno per sempre tuoi sommessi schiavi.

E ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,

Tu sarai un Uomo, figlio mio…"

Rudyard Kipling

marco