martedì 16 aprile 2013

La folle corsa verso l'autenticità

Voglio dedicare queste righe a tutti quelli come Chet Baker (e anche a tutti quelli che non hanno mai sentito, neanche per un infinitesimale istante, l'incombere di un'ombra di non senso, di fragilità, di inutilità, sulla loro vita)


"…

Tornata in Spagna partecipò alle agitazioni dettate dal desencanto o delusione che dir si voglia, degli anni settanta, fino a quando si legò a un ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio e che probabilmente come tale funzionò per tutta la durata di quell’amore tanto folle. Una simile corsa, in cerca della sincerità dell’autentico conduce fatalmente all’autodistruzione.

Che ne sarebbe di noi senza la paranoia della diffidenza che ci fa evitare le minacce e sopratutto la peggiore di tutte loro, quella rappresentata da noi stessi?
La contessa non aveva saputo difendersi dagli altri ma sopratutto non aveva saputo difendersi da se stessa e quando il suo giovane amore si lasciò invischiare dalla droga, lei lo seguì in fondo al pozzo, ma quando lui ne uscì con l'aiuto di un'assistente sociale di bella presenza ostinata a redimerlo, la contessa, con quasi cinquant'anni sulle spalle, non ebbe analoga fortuna e rimase in fondo al pozzo fino all'ultimo.

Ho soppesato la mia responsabilità nell'averla tolta dalle riviste di pettegolezzi rosa e nell'averle aperto la porta stretta che porta alla nudità della condotta, a un senso della vita e della Storia dove le radici non legano al passato ma al futuro e quando quella speranza si spezza, si cade, senza radici nella più assoluta indifferenza.

Non dico che il modo di evitare un simile suicidio consista sempre nell'accettare la carica di prefetto o cose simili, che evito di elencare. Ma qui, in questa cartella, c'è la storia di un'autodistruzione e quando la getterò nel fuoco del caminetto del mio appartamento cercherò di farlo in un momento che mi eviti di dover spiegare il mio gesto. Non ho mai confessato a mia moglie il mio fugace amore con una contessa. E' molto classista mia moglie e di tutte le classi sociali, l'aristocrazia è quella che peggio sopporta"

da Manuel Vazquez Montalban.
Il Fratellino. Come eravamo.