"…
Tornata in Spagna partecipò alle agitazioni
dettate dal desencanto o delusione che dir si voglia, degli anni settanta, fino
a quando si legò a un ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio e che
probabilmente come tale funzionò per tutta la durata di quell’amore tanto folle.
Una simile corsa, in cerca della sincerità dell’autentico conduce fatalmente
all’autodistruzione.
Che ne sarebbe di noi senza la paranoia della
diffidenza che ci fa evitare le minacce e sopratutto la peggiore di tutte loro,
quella rappresentata da noi stessi?
La contessa non aveva saputo difendersi dagli
altri ma sopratutto non aveva saputo difendersi da se stessa e quando il suo
giovane amore si lasciò invischiare dalla droga, lei lo seguì in fondo al
pozzo, ma quando lui ne uscì con l'aiuto di un'assistente sociale di bella
presenza ostinata a redimerlo, la contessa, con quasi cinquant'anni sulle
spalle, non ebbe analoga fortuna e rimase in fondo al pozzo fino all'ultimo.
Ho soppesato la mia responsabilità nell'averla tolta dalle riviste
di pettegolezzi rosa e nell'averle aperto la porta stretta che porta alla
nudità della condotta, a un senso della vita e della Storia dove le radici non
legano al passato ma al futuro e quando quella speranza si spezza, si cade,
senza radici nella più assoluta indifferenza.
Non dico che il modo di evitare un simile suicidio consista sempre
nell'accettare la carica di prefetto o cose simili, che evito di elencare. Ma
qui, in questa cartella, c'è la storia di un'autodistruzione e quando la
getterò nel fuoco del caminetto del mio appartamento cercherò di farlo in un
momento che mi eviti di dover spiegare il mio gesto. Non ho mai confessato a
mia moglie il mio fugace amore con una contessa. E' molto classista mia moglie
e di tutte le classi sociali, l'aristocrazia è quella che peggio sopporta"
da Manuel Vazquez Montalban.
Il Fratellino. Come eravamo.
