martedì 16 agosto 2011

Harakiri?

Quand'ero piccolo sul Rif Boccalatte aleggiava un’atmosfera eroica. Non era facile arrivarci: prima una buona camminata, poi le mitiche cascate, poi una facile arrampicata, poi la scaletta strapiombante incastrata in una fessura, poi la lunga morena, poi il passaggio sotto la Bouteille (vedi foto),

...
e infine il breve tratto di roccia dove non si poteva cadere perché il volo sarebbe stato fatale.


A questo si aggiungevano note di cultura: la piccola croce  di legno con su scritto “il n’est pas tombé, il est mort. Edoardo vi accompagna” , la targa che segnala che tra quelle rocce è scomparso un certo Herald (correvano gli anni Settanta), e poi caprioli e camosci.


Poi finalmente si arrivava ed era uno spettacolo: era il Rifugio per antonomasia: tutto di legno, con balconata a picco sui pinnacoli del ghiacciaio, montagna vera ma non troppo severa. Sembra quello dolcissimo disegnato da Samivel:


Ci si andava sia per raggiungerlo e tornare, sia per la normale alle Grandes Jorasses, una bellissima ascensione di livello, nel gruppo del ‘Bianco.

Bene, ci sono stato pochi giorni fa per tastare il terreno circa l’eventualità di portarci i miei camoscini e con grande dispiacere ho scoperto che non è custodito e cosa piu grave hanno tolto la ringhiera del balcone (vedi foto) cosi diventa veramente quantomeno trepidante il godersi il panorama fuori dal rifugio.





D’altro canto il rifugio all’interno è impeccabile! Pulito, caldo e accogliente, sembra che ogni alpinista che vi arrivi ci lasci qualcosa da mangiare pensando, altruisticamente, ai poverelli che scendono stanchissimi a affamati dalla mitica Nord delle Jorasses. Sopra il frigo ho infatti trovato di tutto: dal latte condensato, ai salami, formaggi, cioccolato ecc ecc.



In effetti il rifugio, malgrado appunto si faccia di tutto per abbandonarlo, è abbastanza frequentato dagli alpinisti (quasi tutti francesi o comunque stranieri) che salgono la normale alle Jorasses o scendono dalle piu impegnative altre vie.


L'altra sera, erano le 22,30, ho visto delle pile sul reposoir, se ci fosse stata almeno una luce al rifugio quei poveretti avrebbero evitato una notte in un crepaccio a  circa 3700 metri.

Ora, in un momento di crisi, come è possibile abbandonare anche le poche fonti di turismo che abbiamo? Come è possibile una scelta tanto pazza?

Ho chiesto alle Guide che mi hanno detto che il Cai, che ne è il proprietario, chiede agli eventuali custodi una cifra che non consente di coprire i costi e l’impegno di tenerlo aperto. Si aggiunga che la Commissione Sicurezza ha decretato che il Rifugio è sotto il rischio della caduta di un immenso (fantomatico) seracco e anche questo ha comportato
la chiusura del rifugio.

Certo che ciascuno difende le sue ragioni e pensa piu a coprirsi le spalle che a risolvere la situazione. Ovvio che non tutti sono cosi. Renzino Cosson, senza colpevolizzare nessuno, mi ha detto “tempi duri”.

Però…

Da ultimo un mio personalissimo commento sul nuovo Gervasutti: mah….. MAH…… Solo questo: al TG3 Reginale i due giovani e capaci architetti hanno dapprima spiegato che l'ispirazione era per qualcosa di poco impattante, che l'uomo, lì, è ospite e quindi deve muoversi in punta di piedi (cosi hanno detto "in punta di piedi").
Per questo (?) il nuovo rifugio (se ho ben capito) si presentarà come un tunnel che "esce" nel vuoto, sospeso in aria per parecchi metri.
Un po' come quel tratto sul Grand Canyon (della serie : potevamo stupirvi con effetti speciali...).

Vi chiedete dov'è la scelta di essere poco impattanti? Nel fatto che si può montare e togliere velocemente perchè è molto leggero (materiali super sofisticati).... ah certo poi perchè ha i pannelli (e quale rifugio oggi non li ha?).

(e questo? è troppo o poco impattante?)

Per carità: non entro nel merito delle scelte estetiche (come quella degli oblò) e tantomeno nelle considerazione di cosa si sarebbe potuto fare con tutti quei soldi, però...




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